martedì 10 maggio 2016

MANIFESTAZIONE A BOLOGNA PER IL LUNEDI (16 MAGGIO 2016)

MANIFESTAZIONE A BOLOGNA PER IL LUNEDI (16 MAGGIO 2016)  
 
VI ASPETTIMO A
 
BOLOGNA TUTTI ISNIEME PER RICORDARE  "SINTI E ROM" L'EVENTO E UNA MANIFESZIONE "PACIFICA" IMPORTANTISSIO.... PER TUTTI! SINTI E ROM IN ITALIA MANIFESTAZIONE NAZIONALE.

 Sarà una manifestazione pacifica quella del 16 maggio a Bologna. Tiene molto a sottolinearlo Davide Casadio, presidente dell'associazione "Sinti Italiani" e della "Federazione Rom e Sinti Insieme", annunciando un appuntamento che coincide con una ricorrenza particolarmente importante per la sua comunità: il 16 maggio del 1944 infatti, avvenne la ribellione dei sinti e dei rom all'interno del lager nazista di Birkenau e nello stesso giorno del 2016.
 

giovedì 5 maggio 2016

La ribellione di Rom e Sinti a Bologna Manifestazione dei sinti e rom in Italia


 
“La rivolta di Rom e Sinti”

 
Bologna. Manifestazione nazionale. In corteo cartelli con scritti gli articoli della costituzione per ricordare i diritti negati in un clima di crescente intolleranza, l’Inno di Mameli e Bella Ciao: «Anche noi abbiamo combattuto per il Paese» La prima volta che Maria ha vissuto un episodio di discriminazione sulla sua pelle era ancora una bambina. «Con i miei genitori giravamo con le carovane, ma dovunque ci fermavamo ci mandavano via. Neanche ai bambini permettevano di mangiare», racconta. Oggi che ha 76 anni e qualche ruga sul viso frutto forse anche dei tanti rospi che è stata costretta a mandare giù, Maria Bertani, sinti da Mirandola, in provincia di Modena, all’idea di non essere considerata una cittadina come tutti gli altri non si è ancora abituata. «Se ho subito discriminazioni?», chiede sorridendo di fronte a una domanda che evidentemente considera ingenua. «Mio marito ha sempre lavorato, ma sempre in nero, a noi contratti non ne fanno. Oggi forse le cose sono cambiate, ma non credo».

Di storie così al corteo che ieri ha attraversato le strade di Bologna se ne potevano sentire a decine. E per quanto assurdo ti viene da pensare che, per quanto odiose, le discriminazioni subite da Maria sembrano poca cosa di fronte agli insulti, le minacce, le intimidazioni divenute ormai il pane quotidiano di rom e sinti. Violenze che le due comunità subiscono in un Paese che – ci tengono a sottolinearlo – è il loro Paese. E proprio per questo forse fanno ancora più male. «C’è il rischio che contro di noi si verifichi un nuovo Olocausto», ripete da giorni Davide Casadio, presidente dell’associazione sinti italiani che ha promosso la manifestazione. Il giorno scelto non è casuale: il 16 maggio del 1944 rom e sinti si ribellarono nel capo di Auschwitz ai nazisti che volevano sterminarli.

Oggi, dicono, si sentono le stesse parole e si vedono gli stessi comportamenti che precedettero in Italia il varo delle leggi razziali. L’elenco è lungo. Si va dal leghista Gianluca Buonanno che insulta in tv l’attrice e attivista rom Dijana Pavlovic – anche lei al corteo – definendola «feccia dell’umanità» alla trasmissione che paga un attore perché si finga un rom e dica che va a rubare al tentativo di impedire ai bambini di un campo alla periferia di Roma di andare a scuola. E Matteo Salvini propone di spianare i campi rom con le ruspe. «C’è dell’odio che gira» sintetizza bene Alessandro Bergonzoni. «Rom e sinti hanno paura perché c’è una situazione di grande degrado interiore della politica. Ricordare l’Olocausto per un giorno non significa niente, dovrebbe essere sempre con noi. Si può istituire un giorno per ricordarsi di respirare? No. Si stima che siano 500 mila i rom e i sinti sterminati nei campi di concentramento, dovrebbe essere normale avere paura che il nazismo prenda piede. Allora noi siamo qui perché il cittadino deve essere allertato».

Prima della manifestazione in via Gobetti viene deposto un mazzo di fiori davanti al ceppo che ricorda due sinti uccisi dalla banda della Uno bianca. In testa al corteo i musicisti suonano l’inno d’Italia, Bella ciao e musiche da chiesa. Ci saranno un migliaia di persone, ma il numero non conta. «Ci sono rappresentanti delle comunità di tutta Italia», spiega Casadio. C’è da crederci, a sentire i vari accenti che dialogano lungo il corteo al quale partecipano anche diversi gagé. Oltre a Bergonzoni c’è Ivano Marescotti. La politica è rappresentata solo da Pd (la deputata Sandra Zampa, i senatori Luigi Manconi e Sergio Lo Giudice) e Sel. Alcune persone portano cartelli con scritti articoli della Costituzione: diritto allo studio e al lavoro, libertà di circolazione, tutela della salute. Diritti che – spiegano – non sono riconosciuti a rom e sinti. Ci sono poche donne, per paura di contestazioni da parte di Forza Italia e Forza Nuova che hanno organizzato presidi di protesta. Ma si avverte anche una certa sottolineatura di troppo dell’identità sinti rispetto a quella rom: «Siamo due popoli differenti, ma oggi vogliamo dire a tutti che non siamo ladri come veniamo descritti».

Non capita tutti i giorni che rom e sinti decidano di indire una manifestazione nazionale per difendere i propri diritti. L’ultima volta fu nel 2008, quando l’allora ministro degli Interni Maroni propose di prendere le impronte digitali a tutti i «nomadi». Rispetto ad allora, però, le cose oggi sembrano molto peggiori. In Italia, certo, ma anche in Europa i segnali di allarme per una crescente intolleranza verso le minoranze, rom e sinti in testa, non mancano. Solo pochi giorni fa l’ong European network against racism ha denunciato l’aumento dei crimini a sfondo razziale: più di 47 mila nel solo 2013, la maggior parte contro ebrei, neri, musulmani, rom e asiatici. Ma questa sarebbe solo la punta dell’iceberg: molte volte le aggressioni non vengono denunciate. Casi di violenza e abusi contro i rom crescono in quasi tutta l’Ue.

«Attaccare rom e sinti e la cosa più facile, perché non sono organizzati, non hanno uno Stato che li difenda», spiega Dijana Pavlovic, che ha promosso un disegno di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento dello stato di minoranza storico-linguistica di rom e sinti. «Certo, ora siamo in campagna elettorale e i razzisti pensano che tutti questi attacchi servano a raccogliere voti. Ma poi le elezioni passano, invece l’odio rimane» dice. Le fa eco Casadio: «Salvini è un razzista, perché il razzismo è sentire gli altri meno importanti. Ma noi abbiamo combattuto per la Resistenza e il Paese. Siamo d’accordo per la chiusura dei campi, ma non con le ruspe. Noi non li abbiamo mai voluti i campi, siamo stati costretti a viverci dalle varie politiche».

Il corteo si chiude a piazza XX Settembre. «Credo di sapere da dove nasce l’odio che si avverte in giro – dice Manconi in rappresentanza del presidente del Senato Pietro Grasso -: dall’oblio, dalla smemoratezza, dalla cattiva memoria di tanti su ciò che siamo stati. Solo chi dimentica ciò che siamo stati può odiare i sinti e i rom. La violazione dei diritti di uno di voi è una violazione del popolo italiano».
Aggiornamento del 18 maggio 2015
Una versione precedente dell’articolo rilevava l’assenza di Sel alla manifestazione. Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
 
“Cari amici del manifesto, domenica scorsa si poteva leggere sul giornale un bell’articolo di Carlo Lania dal titolo “La rivolta di Rom e Sinti”.

Si dava giustamente spazio all’importante manifestazione organizzata dalle comunità italiane dopo che da mesi sono al centro di campagne di odio e discriminazione.
L’unico appunto che si può fare al servizio è aver sottolineato l’assenza di SEL, che era invece ben presente, oltre che con chi scrive, con la segretaria provinciale di Bologna e molti altri militanti e dirigenti bolognesi.
 Non è necessario notare o sottolineare la presenza di una forza politica, che peraltro aveva più volte dichiarato nei giorni precedenti la propria adesione alla manifestazione, ma nell’incertezza sarebbe almeno corretto evitare di dare informazioni opposte.
D’altronde la partecipazione di SEL è stata notata dagli alti quotidiani che hanno parlato della manifestazione.
Evidentemente non ci voleva troppo attenzione. Cordiali saluti e buon lavoro a tutti”.
On. Giovanni Paglia, deputato emiliano di Sinistra Ecologia Libertà

 

lunedì 25 aprile 2016

Non dimentichiamoci che anche i Sinti Vicenza 2016

 Non dimentichiamoci che anche i Sinti 4 sinti  Vicenza 

 Prossimo sarà celebrato il 72° anniversario dell'eccidio  perpetuato dalle SS su ordine del generale Von Zanthier in risposta all'antenato perpetuato al Ponte dei Marmi da parte dei guastatori guidati da Plinio Quirici (nella foto la lapide a ricordo).

(Nella foto la lapide a ricordo)
4 sinti
Mastini Renato
Tre di questi ragazzi
Catter, Festini e Matini, erano sinti e uno, Silvio Paina, aveva sposato una ragazza sinta.
 
 
Nell'umida e piovigginosa mattinata dell'undici novembre del 1944, dieci partigiani furono prelevati dal carcere circondariale di Piazza Castello a Padova e condotti al Ponte dei Marmi, poiché monsignor Zinato (vescovo di Vicenza dal 1943) aveva intimato su una lettera a seguito delle stragi effettuate nel vicentino che non vi dovevano essere più vittime vicentine. Chi erano i dieci martiri?. Catter Walter Vampa di Fiorindo, nato a Francolino di Ferrara il 19 dicembre del 1914, di professione circense, arrestato a Belvedere di Tezze sul Brenta, tra il 21-22 ottobre, patriota.
Gemmo Livio nato a Campiglia dei Berici nel 1924, arrestato a Bastia di Rovolon, della divisione partigiana "F. Sabatucci"
Festini Lino Ercole nato a Milano nel 1916, di professione musicista-teatrante, arrestato a Belvedere di Tezze sul Brenta, tra il 21-22 ottobre, patriota.
Menardi Angelo nato a Barbarano Vic.no nel 1924, arrestato a Bastia di Rovolon, della divisione partigiana "F. Sabatucci".
Molon Guido detto "Turchia", nato a San Bortolo di Monselice nel 1920, arrestato il 31 ottobre del 1944, dalla Guardia Nazionale Repubblicana di Monselice, della brigata Falco, divisione "F. Sabatucci".
Montemezzo Aldo e Navarrini Massimiliano partigiani della divisione Garibaldina "F. Sabatucci" ex battaglione poi brigata "Audace"
Pasqualin Luigi vice commissario, sotto tenente dell'ex battaglione "Audace", poi Brigata "Audace", comandante della brigata "Contiero": tutti sui vent'anni di Carbonara di Rovolon. Arrestati il 3 ottobre perché trovati in possesso di una rivoltella, venero legati e bendati per essere condotti nelle carceri di Padova.
Paina Silvio nato a Mossano nel 1902, di professione girovago-circense, arrestato a Belvedere di Tezze sul Brenta, tra il 21-22 ottobre, patriota.
Mastini Renato (nome di battaglia Zulin Giacomo) nato a Copparo in provincia di Ferrara nel 1924, di professione giostraio, gestiva con la moglie un tiro a segno, arrestato a Belvedere di Tezze sul Brenta, tra il 21-22 ottobre, patriota.
Tre di questi ragazzi Catter, Festini e Matini, erano sinti e uno, Silvio Paina, aveva sposato una ragazza sinta. Erano tutti e quattro dei patrioti che operavano tra Carmignano di Brenta e Belvedere di Tezze sul Brenta, senza appartenere ad un battaglione particolare, ma collaboravano alla guerra partigiana per difendere il loro Paese, l'Italia. Aiutarono, nelle loro spedizioni, la prima e la seconda brigata "Damiano Chiesa". Mastini prese parte anche alle spedizioni di una delle brigate della "F. Sabatucci". (tratto da Irene Rui, "Quattro su Dieci",

www.vicenzapiu.com

VampaEdizioni, novembre 2008)

Davide Casadio Presidente Federazione rom e sinti Insieme

lunedì 18 aprile 2016

Legge: Regionale in Emilia-Romagna Strategia regionale per l’inclusione di Rom e Sinti 2016

Inclusione Rom e Sinti, approvata la “strategia regionale”
 
 
 
Presidente della Commissione dei diritti umani Luigi Manconi.
 
Mentre prosegue sino al 9 maggio il bando, rivolto a Comuni e Unioni, per nuove soluzioni abitative alternative ai grandi campi sosta, la Giunta ha ufficialmente approvato la delibera sulla “Strategia regionale per l’inclusione di Rom e Sinti”
 
La Giunta regionale ha approvato la delibera relativa alla “Strategia regionale per l’inclusione di Rom e Sinti “,  lo strumento di indirizzo e programmazione degli interventi per l'inclusione di queste comunità  come indicato nell’art. 2 della  legge regionale  11 /2015.  Anche la Strategia, come la legge regionale,  deriva da norme internazionali, raccomandazioni dell'Onu su Rom e Sinti, e dalla  Strategia europea sull’ inclusione sociale di queste popolazioni.

La Strategia si articola in quattro assi, ricalcando così le indicazioni europee e nazionali: abitare, istruzione e formazione, lavoro e salute, tutti declinati avendo come riferimento anche la prospettiva di genere.

Particolare attenzione è posta al tema dell'abitare in quanto strettamente connesso all’obiettivo del superamento progressivo delle aree sosta definito dalla legge. Va ricordato, infatti, come la Regione abbia messo a disposizione un milione di euro, per Comuni e Unioni per la realizzazione di nuove soluzioni abitative. Il bando scade il 9 maggio.

La "Strategia regionale" è stata elaborata con il contributo di una molteplicità di soggetti: rappresentanti delle Amministrazioni dello Stato, della Regione e dei Comuni, dell’associazionismo per la promozione e difesa dei diritti dei Rom e dei Sinti, dei soggetti gestori di servizi e interventi, dei rappresentanti delle comunità.
Popolazione rom e sinta: alcuni dati
In Emilia-Romagna sono presenti  3.077 persone (lo 0,067% della popolazione regionale, di cui 1.081 minori, ovvero il 35,13%),  di etnia Rom e Sinti. La quasi totalità ha la cittadinanza italiana (95,9%). Sono distribuite in 182 tra campi e aree (82 pubblici e 100 privati), 66 dei quali irregolari (dati ufficiali, novembre 2015). 
 

Per approfondimenti

 
 
Davide Casadio Presidente Federazione rom e sinti Insieme

domenica 10 aprile 2016

Sem Tonoli Sinto del Veneto al quirinale Roma 2016


Palazzo del Quirinale, 27/01/2016    (Sem Tonoli Sinto  Del Veneto )

Il dolore di Sami Modiano, insieme vittima e testimone delle indicibili sofferenze patite dagli ebrei d'Italia


Signor Presidente delle Comunità ebraiche d'Italia,
un saluto particolare ai sopravvissuti che sono con noi questa mattina, e alle ragazze e ai ragazzi, un benvenuto e un ringraziamento per essere qui, al Quirinale. Abbiamo potuto ascoltare e condividere, tra le altre, le parole così profonde e cariche di dolore di Sami Modiano, insieme vittima e testimone delle indicibili sofferenze patite dagli ebrei d'Italia e d'Europa nella prima metà del XX secolo.

Palazzo del Quirinale 27/01/2016

Un momento della celebrazione del "Giorno della Memoria"
Complimenti alle classi premiate, a tutte quelle che hanno partecipato, ai tre ragazzi, Rachele, Federica e Sem, che hanno parlato sulla base dell'esperienza del viaggio ad Auschwitz-Birkenau. Gli elaborati esaminati e premiati sono il risultato del loro lavoro di approfondimento e le loro parole pronunziate oggi rappresentano la prova di quanto sia preziosa quest'opera del ministero dell'Istruzione. Dimostrano inoltre quanto sia importante, nella formazione civile e culturale dei giovani, la conoscenza diretta di quei terribili avvenimenti, attraverso il viaggio in quei luoghi e attraverso il contatto diretto con i sopravvissuti.

Alle elezioni del 1928, in Germania, il partito nazionalsocialista di Hitler, costituito da un gruppuscolo di fanatici razzisti, raccolse solo il 2,6 per cento dei voti. Cinque anni dopo, alla fine del 1933, Hitler aveva conquistato un amplissimo consenso. Era ormai saldamente al potere e poteva inaugurare la stagione del terrore, culminata nelle fucilazioni di massa e nei campi di sterminio, nei quali perirono tra i cinque e i sei milioni di cittadini europei, ebrei soprattutto, ma anche rom e sinti,

Il 27 gennaio di 71 anni fa l'esercito russo abbatteva i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz. Non era, ancora, la fine della guerra. E nemmeno la fine delle persecuzioni, delle sofferenze, delle uccisioni di massa. La maggior parte dei detenuti, circa ottantamila, erano stati trasferiti, con un'ulteriore tappa di crudele accanimento persecutorio: le terribili "marce delle morte.
www.quirinale.it


Video: Quirinale  Sem Tonoli  Celebrazione del "Giorno della Memoria" 2016
http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Video&key=747&vKey=657&fVideo=7

Casadio (Federazione Rom e Sinti) «Provocano disagio sociale»



Lega e tosiani cancellano la legge
sui rom. «Provocano disagio sociale»

Casadio (Federazione Rom e Sinti): «Un popolo non può pagare per gli sbagli dei singoli. Abbiamo chiesto invano a Zaia di essere coinvolti. Così negano i nostri diritti»

LA VICENDA
Lega e tosiani cancellano la legge
sui rom. «Provocano disagio sociale»
 
 
Parità di diritti della minoranza in Veneto
 
Casadio (Federazione Rom e Sinti): «Un popolo non può pagare per gli sbagli dei singoli.
 
Abbiamo chiesto invano a Zaia di essere coinvolti. Così negano i nostri diritti»
VENEZIA A volte può bastare una riga e mezza: «La legge regionale 22 dicembre 1989, n. 54, recante norme per interventi a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti è abrogata». Punto. Il pdl più stringato nella storia del Veneto è stato approvato dalla terza commissione del consiglio regionale, promettendo con i voti favorevoli del centrodestra (contrario il centrosinistra ed astenuti i pentastellati) di diventare presto norma a tutti gli effetti e di chiudere così l’epoca dei campi nomadi. Il testo che sarà cancellato dall’asse fra Lega Nord, Zaia Presidente e Lista Tosi partiva da un principio netto, sancito oltre un quarto di secolo fa: «La Regione del Veneto intende tutelare con forme apposite di intervento la cultura dei Rom e dei Sinti, ivi compreso il diritto al nomadismo e alla sosta all’interno del territorio regionale ». Così nell’arco di una dozzina d’anni, compreso fra il 1992 e il 2005, Palazzo Balbi aveva sborsato 1.267.366,52, sotto forma di contributi a Comuni, loro Consorzi e Comunità Montane per la realizzazione e la gestione di campi appositamente attrezzati, dunque con servizi igienici, prese idriche ed impianti per l’allacciamento all’energia elettrica.

«Da un decennio quella legge non è più stata rifinanziata - premette il capogruppo leghista Nicola Finco, primo firmatario del provvedimento - ma non possiamo correre il rischio che un giorno qualcuno decida di ricominciare a tirare fuori soldi per questa gente, che ha dimostrato di non voler partecipare affatto ai programmi di integrazione. Se intendono chiedere un alloggio popolare o un sussidio pubblico, anche Rom e Sinti dovranno mettersi in coda. Soprattutto dopo il caso Stacchio, vogliamo dare un segnale politico forte: nessuna corsia preferenziale per genti e popoli che rappresentano una costante fonte di disagio e di turbamento sociale». Considerazioni che il vicentino Davide Casadio, presidente della federazione «Rom e Sinti Insieme», non può accettare: «Per una persona che sbaglia, non deve pagare un intero popolo, altrimenti compiamo una discriminazione. Anche noi pensiamo che vada superata la logica dei campi, ma attraverso progetti che recepiscono la strategia nazionale su abitazione, istruzione, lavoro e salute come ha fatto ad esempio l’Emilia Romagna, non con la sola cancellazione di una legge. Ancora un mese fa avevamo chiesto al governatore Luca Zaia di essere coinvolti nella discussione, senza demagogia e con rigore, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. In questo modo negano i nostri diritti».

Nei prossimi giorni il Partito Democratico presenterà una propria proposta. «Questa abrogazione - afferma Graziano Azzalin - determinerà un vuoto normativo che va colmato con una nuova legge, capace di affrontare i problemi senza chiudere gli occhi come invece fanno i leghisti». Ma secondo i tosiani non sussistono i margini per un’ulteriore disciplina regionale: «Il nomadismo aveva senso duemila anni fa, oggi sarebbe sufficiente far rispettare le regole nazionali sul diritto all’istruzione dei minori», chiude il capogruppo Stefano Casali.

(modifica il 25 febbraio 2016)

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